Data per assodata una certa predilizione del Legislatore nel difendere i motivi del danneggiato piuttosto che quelli del conducente danneggiante, risultante dallo stesso articolo 2054 c.c., c’è da capire in concreto in cosa consiste la “prova liberatoria“ che gli viene richiesta per essere esentato dall’obbligo di risarcire il danneggiato.

Il concetto di “dimostrazione di assenza di colpa“ si esplica concretamente nella dimostrazione della mancanza del nesso causale tra la circolazione del veicolo e il danno subito dai terzi.

Non basta dimostrare di aver guidato in modo ineccepibile secondo le norme e le convenzioni.

Scendiamo nel concreto.

Il caso fortuito

Il caso fortuito è quell’avvenimento improvviso, imprevedibile e non evitabile in alcun modo, produttivo dell’evento dannoso.

La dimostrazione del caso fortuito è sufficiente, secondo la giurisprudenza, ad integrare la prova liberatoria richiesta dall’articolo 2054 comma 1 c.c., e quindi ad esonerare il conducente da responsabilità.

Un esempio calzante è lo scoppio improvviso di un pneumatico a causa di un grosso chiodo, che determina la perdita del controllo del mezzo da parte del conducente provocando danni a cose e persone.

La forza maggiore

La forza maggiore è equiparata al caso fortuito.

Si tratta di tutta quella serie di accadimenti, umani o naturali, che esorbitano oggettivamente dall’ambito della prevedibilità, le cui conseguenze non possono essere riconducibili alla sfera di controllo del soggetto, che per questo, non può avere l’obbligo di risponderne in termini di responsabilità.

Pensiamo ad una tromba d’aria che scaraventi un’autovettura in sosta sulla strada contro ad una abitazione.

Caso fortuito e forza maggiore, sufficienti, come detto, ad esonerare il conducente dalla responsabilità di rispondere ai danni subiti dal terzo, hanno tre elementi in comune:

  • estraneità rispetto alla condotta del conducente
  • imprevedibilità e inevitabilità da parte del conducente
  • idoneità a causare in via autonoma ed esclusiva il danno

E’ necessario comunque, che la condotta del conducente non abbia inciso neppure in via remota.

Inoltre, oramai consolidato giuridicamente, il conducente deve anche dimostrare di aver fatto ricorso, in presenza di condizioni adatte, a manovre di fortuna, le più opportune ed efficaci, e di averle attuate con perizia e diligenza e dell’esito negativo di tali manovre, assodata l’incertezza dello stesso, il conducente non può essere ritenuto responsabile.

Il fatto colposo del terzo e il concorso di colpa

Equiparabile al caso fortuito è anche la colpa del terzo.

Il conducente è liberato da ogni responsabilità risarcitoria se fornisce la prova del fatto colposo del danneggiato e della esclusiva efficienza causale di tale fatto rispetto all’evento di danno.

E la Cassazione ha riconosciuto la possibilità del concorso tra la colpa presunta del conducente e la colpa accertata in concreto del danneggiato, affermando l’applicabilità del principio di riduzione di quanto dovuto dal conducente in misura proporzionale al grado di colpa del danneggiato e alla gravità delle conseguenze che ne sono derivate.

 

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